Come è possibile avere la certezza che uno stesso tipo di oggetto non presenti differenze di colore?

Lo scopriamo in questo articolo, continua a leggere perché oggi parliamo dello strumento principe di misurazione del colore: il colorimetro.

Capirai cos’è, cosa misura e potrai vederlo in funzione nel video che abbiamo realizzato per te.

Cos’è un colorimetro?

Il colorimetro è uno strumento per la misura comparativa del colore, che permette di effettuare misure accurate della differenza tra tutti i tipi di colore di uno stesso materiale, in base a degli standard internazionali.

Il colore degli oggetti

La scelta del colore nel design è di estrema importanza, anche se è molto soggettiva.

I colori evocano emozioni e l’emozione che il colore evoca può cambiare da persona a persona.

Studiare come i diversi colori influenzano le persone è diventata una vera e propria professione.

Basta cambiare semplicemente la tonalità del colore o la saturazione per evocare sensazioni completamente diverse.

Inoltre vanno analizzate anche le differenze culturali poiché ciò che rappresenta felicità in un paese, può rappresentare qualcosa di deprimente in un altro.

Prendiamo ad esempio i colori del nostro logo: ROSSO e BLU e vediamo i significati tra Oriente ed Occidente.

Rosso:

• Occidente: eccitazione, amore, passione

• Oriente: vestito delle spose, gioia

Blu :

• Occidente (Europa) : rilassamento, fiducia

• Oriente: tristezza, depressione, tradizione nuziale, prudenza

La percezione del colore

Diventa quindi fondamentale per ogni produttore, in tutti gli ambiti, essere in grado di riprodurre il colore scelto senza correre il rischio di incappare in errori visivi.

Per la percezione del colore entrano in campo tre elementi principali: luce, oggetto e osservatore.

Ogni cambiamento anche minimo di uno di questi tre elementi cambia inevitabilmente la percezione del colore.

Se la fonte di luce e l’osservatore non subiscono cambiamenti, è l’oggetto che determinerà la percezione del colore dell’osservatore.

L’oggetto è in grado di influenzare la percezione del colore perché gli spettri riflettenti (spettri di trasmittanza) dello stesso hanno modulato lo spettro della sorgente di luce.

Ogni oggetto ha diversi spettri di riflettività e la sorgente di luce a sua volta ne modifica gli spettri di riflettività così da ottenere risultati differenti.

L’osservatore è lo stesso, ma i colori percepiti sono diversi.

Il colorimetro ci aiuta ad effettuare le misure comparative del colore.

Colorimetro

Il rapporto di taratura per il colorimetro

Un servizio opzionale, che si può richiedere insieme al colorimetro, è il rapporto di taratura.

Si tratta di un documento rilasciato da centri di taratura attraverso il quale viene assicurata la riferibilità della misura ai campioni nazionali.

La validità tecnica di questi documenti deriva dalla qualifica del laboratorio, dalla competenza tecnica degli operatori e dalle procedure metrologiche utilizzate.

Su quali materiali si utilizza il colorimetro?

I colorimetri sono in grado di operare su materiali quali plastica, metallo, stampe, superfici verniciate.

Vengono impiegati principalmente per il controllo qualità su merci in ingresso e in uscita.

Come funziona il colorimetro?

Il principio di funzionamento del colorimetro si basa sulla misura degli aspetti cromatici della luce che arriva sulle superfici da qualsiasi sorgente, diretta o indiretta.

 

Alcuni punti di forza:

  1. Compatto
  2. Portatile
  3. Semplice da utilizzare

 

 

Adatto per le analisi delle fasi intermedie della produzione di materiali quali:

  1. Abiti
  2. Costruzioni
  3. Decorazioni d’interni
  4. Plastiche
  5. Vernice
  6. Rivestimenti 
  7. Porcellane.

Ideale per le misure sul campo.

 

 

Colorimetro

 

 

E’ in grado di misurare le differenze di colore tra due differenti campioni del medesimo materiale in maniera rapida ed accurata.

 

Quale differenza tra colorimetro e spettrofotometro?

 

E’ questa la domanda che abbiamo formulato in un post su LinkedIn:  leggi la risposta qui sotto!

 

 

 

Desideri maggiori informazioni o assistenza?

Se sei alla ricerca di informazioni su un modello specifico di colorimetro o desideri saperne di più, contatta il nostro reparto tecnico. Puoi chiamarci subito ai numeri 0584/392342 – 0584/392453 o, in alternativa, compila il form.

 

Che cos’è il test a nebbia salina?

 

Il test a nebbia salina è un metodo di prova per verificare la resistenza alla corrosione di rivestimenti e materiali come gli elementi di fissaggio. 

Durante i test con nebbia salina, viene prodotto un attacco corrosivo accelerato per prevedere meglio quanto il rivestimento proteggerà il metallo.

I test vengono generalmente utilizzati per produrre rapidi confronti tra la resistenza alla corrosione attesa e quella effettiva.

 

Cabina a nebbia salina

Cabina a nebbia salina SAMA Tools

Come avviene il test?

 

I test vengono condotti in una camera di prova chiusa.

Una soluzione di acqua salata viene applicata a un campione tramite un ugello di nebulizzazione. 

Questa fitta nebbia d’acqua salata viene utilizzata per imitare un esperimento corrosivo.

Dopo un periodo di tempo, che dipende dalla resistenza alla corrosione di un prodotto, viene valutata la presenza di ossidazione/ruggine.

Quanto più resistente è il prodotto, tanto più tempo impiegherà la comparsa della ruggine. 

I periodi di prova possono richiedere tra le 24 e oltre 1000 ore per determinati rivestimenti.

 

Camera nebbia salina

Camera nebbia salina SAMA Tools

Qual è la norma UNI di riferimento?

 

La norma più utilizzata è la UNI EN ISO 9227:2006: Prove di corrosione in atmosfere artificiali – Prove di nebbia salina.

Essa definisce le apparecchiature, i reagenti e i procedimenti che devono essere utilizzati per eseguire le prove in nebbia salina neutra (NSS), nebbia salina-acetica (AASS) e nebbia cupro salina acetica (CASS).

Lo scopo è valutare la resistenza alla corrosione di materiali metallici, con o senza protezioni anti-corrosive di tipo permanente o temporaneo.

La norma non dà indicazioni sulla durata delle prove in nebbia salina poiché essa viene indicata dalle norme di prodotto.

 

Nebbia salina

Camera a nebbia salina SAMA Tools

Perché ti sarà utile una camera a nebbia salina?

I risultati della resistenza di un materiale o rivestimento alla corrosione in un test con nebbia salina possono aiutarti a determinare se un particolare elemento di fissaggio o rivestimento è sufficientemente resistente per le tue esigenze di produzione.

 

Novità!

Nel numero 1 del nostro magazine troverai una sezione dedicata proprio alla camera a nebbia salina e molto altro.

E’ gratuito, leggilo subito!

 

Il misuratore di brillantezza o di lucentezza viene utilizzato per misure su superfici piane e opera secondo il principio di un rifrattometro.

La brillantezza o lucentezza di una superficie viene espressa in “Gloss” ed è una proprietà ottica, basata sull’interazione della luce con le caratteristiche fisiche della superficie stessa, ossia la sua capacità di riflettere la luce in modo speculare.

L’importanza della brillantezza

La brillantezza è uno dei parametri più importanti di una superficie, in quanto modifica la percezione dei profili e delle forme, influenzando nel complesso l’esperienza visiva.

La brillantezza influenza le superfici in base a diversi fattori, quali l’angolo d’incidenza della luce, la posizione dell’osservatore, le caratteristiche fisiche della superficie e le condizioni di osservazione.

Tale parametro gioca un ruolo molto importante in svariati settori produttivi e servono strumenti di misurazione efficienti al fine di uniformarne il controllo qualità. La misurazione della brillantezza è stata unificata secondo metodi e procedure internazionali rispondenti a standard quali ASTM, DIN e ISO.

Il principio fisico alla base della misurazione della brillantezza

Quando una sorgente luminosa irradia una superficie subisce un duplice effetto: in parte si disperde e in parte viene riflessa secondo un angolo opposto, ma di eguale ampiezza, a quello dell’irradiamento iniziale.

La brillantezza di una superficie viene calcolata in base a questa riflessione speculare.

Quest’ultimo elemento determina il livello di brillantezza di una superficie.

L’intensità della riflessione speculare viene determinata dal materiale e dall’angolo d’incidenza dell’illuminante misurati secondo certe condizioni.

La scala di misura

I valori vengono convenzionalmente espressi in unità di brillantezza (GU gloss units) e si riferiscono a una scala basata sull’indice di rifrazione di un vetro nero con una riflessione speculare di 100GU rispetto a uno specifico angolo.

Tutti i materiali non metallici, ad esempio vernici o plastiche, possono avere un valore correlato a questo dato, mentre per le superfici metalliche altamente riflettenti, ad esempio laminati e altri materiali grezzi, si può arrivare fino alle 2000GU.

Tipi di geometria – Quando e quale scegliere?

I misuratori di brillantezza, o glossmetri, si dividono in 2 tipologie, mono-angolari (60°) e tri-angolari (20°/60°/85°).

Avere a disposizione più riferimenti angolari dell’illuminante permette di ottimizzare la precisione della misurazione a seconda del grado di brillantezza stesso della superficie

Le misurazioni a 20° sono maggiormente indicate per superfici molto brillanti

Le misurazioni a 60° sono da preferire per superfici mediamente brillanti

Le misurazioni a 85° consentono di ottenere valori ottimizzati per superfici poco brillanti

La geometria a 60° è ampiamente utilizzata grazie al suo campo di utilizzo mediano, in ogni caso è consigliato fare riferimento a quella a 20° per le misurazioni al di sopra delle 70GU, mentre la geometria a 85° è da preferire nei casi di superfici con indice di brillantezza al di sotto delle 10GU.

Esempio: misura della brillantezza speculare di un film di pittura

Quando dobbiamo scegliere il colore di un muro, ci viene chiesto quale finitura desideriamo: opaco, satinato o lucido?

Il colore può cambiare infatti a seconda del grado di brillantezza.

La norma EN ISO 2813 prevede l’utilizzo del glossmetro per misurare la brillantezza speculare di un film di pittura.

Caparol Media, il portale del colore, decorazione, isolamento e restauro, ci spiega in 5 passaggi come si effettuano le misurazioni:

 

  1. “Preparare il campione da misurare stendendo un film di pittura e lasciarlo asciugare a 23°C e con il 50 % di UR;

  2. Attendere 16 ore per il condizionamento a temperature e tasso di UR costanti;

  3. Calibrare il glossmetro;

  4. Ripetere la misurazione sei volte in diverse posizioni, in direzione parallela e perpendicolare alla stesura del film;

  5. Calcolare la media tra i valori misurati e individuare i range di riferimento.”

Su richiesta possiamo effettuare rapporti di taratura RDT su tutto lo strumento oppure uno o tutti angoli (20-60-85°).

 

Quali sono i 5 punti di forza del glossmetro digitale 3 angoli SAMA Tools?

 

– Design accattivante,

– dimensioni compatte,

– geometria a 3 angoli della lampada,

– elevata precisione,

– ideale per controlli di qualità in linea di produzione o fuori sede.

 

 

 

La calibrazione si effettua in pochi secondi grazie al master fornito in dotazione con lo strumento.

Le 3 geometrie di rilevamento, rispettivamente 20°, 60° e 85° permettono la massima duttilità d’impiego, coprendo superficii a bassa, media e alta brillantezza.

Applicazioni del glossmetro:

 

– Misura della brillantezza di stampe a inchiostro, vernici, ceralacca,

– rivestimenti e lavorati in legno,

– materiali da costruzione decorativi: marmo, granito, vetro, mattoni in vetro ecc.

– plastiche o fogli

 

Chi fu l’inventore del glossmetro?

Secondo Wikipedia, il primo a realizzare uno strumento per misurare la lucentezza (della carta) fu Ingersoill nel 1914.

Il “Glarimetro” ( così fu chiamato inizialmente), era  basato sul principio in cui la luce veniva polarizzata durante la riflessione speculare.

La luce  era incidente con un angolo di 57,5° e utilizzava un metodo di contrasto per sottrarre la componente speculare dalla luce riflessa utilizzando un elemento polarizzante.

 

 

 

 

Cos’è il blocchetto pianparallelo?

Il blocchetto pianparallelo, anche detto blocchetto di riscontro, è un calibro fisso costituito da un parallelepipedo.

Questo viene lavorato in modo da ottenere due facce contrapposte perfettamente parallele, distanziate tra loro di una quota precisa (spessore nominale).

I blocchetti pianparalleli vengono anche chiamati blocchetti Johansson, dal nome dello svedese Carl Edvard Johansson che li brevettò.

Inizio dell’industria moderna

Anche se la storia dell’inventore non è tanto conosciuta, i suoi blocchetti di riscontro hanno creato l’industria moderna e hanno reso possibile la produzione in serie dei giorni nostri.

Intorno al 1890 iniziò a lavorare presso la fabbrica di carabine Carl Gustafs Stads di Eskilstuna, dove è stato nominato capo ispettore.

Il suo compito era quello di ispezionare i vari strumenti di misurazione utilizzati nella fabbricazione di armi.

La produzione di armi, che fu la prima produzione di massa di quel tempo, richiede precisione.

Le parti delle varie armi dovevano infatti avere le stesse dimensioni.

Nel 1897 Johansson creò il suo primo set di blocchetti ma dovette davvero lottare fino al 1904 per ottenere il brevetto svedese, mentre due anni prima lo aveva già ottenuto in Inghilterra.

Nel 1903 la sua invenzione ricevette una medaglia d’argento ad un’esposizione a Parigi.

Nel 1923, si trasferì negli Stati Uniti e fu assunto dall’inventore dell’automobile, Henry Ford.

Nell’atrio dell’azienda Ford c’era un mobile di vetro con l’Enciclopedia Britannica insieme al set di blocchi Johansson.

Secondo Ford, entrambi avevano un grande significato. Henry Ford aveva molta fiducia in CE Johansson.

Fonte: https://www.tekniskamuseet.se/en/learn-more/swedish-inventors/carl-edvard-johansson/

Scatola blocchetti Johnson

Raramente i blocchetti vengono usati singolarmente, è invece normale acquistarli e usarli in serie più o meno numerose.

I kit hanno blocchetti di dimensioni differenti, con progressioni aritmetiche che permettono, combinando pochi elementi, di poter creare molti altri calibri.

Blocchetti Johnson certificati Accredia

I blocchetti di riscontro SAMA Tools sono realizzati con acciai speciali e sono utilizzati come riferimenti campione per il controllo di altri blocchetti, per la taratura di altri strumenti o come strumenti di officina per il controllo delle lavorazioni.